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LA TRADIZIONE DEL MAIALE IN
CASENTINO
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Una serie di elementi sociali, tradizionali e
culturali legano i prodotti del maiale al Casentino e alle genti che lo
hanno popolato.
In passato questa vallata era molto povera, l’alimentazione era
costituita prevalentemente dalla polenta di castagne, dagli ortaggi dei
“campi”, e soprattutto dai prodotti derivati dal maiale, e non si
buttava via nulla.
Il clima umido, l’altitudine, l’assenza di agenti inquinanti e la
qualità dei suini, allevati allo stato brado e nutriti con ghiande e
castagne, hanno reso famoso, per l’eccellenza delle carni, soprattutto
per il prosciutto, il Casentino.
La tecnica di lavorazione era molto particolare e si articolava in
diverse fasi:
- La salagione, il prosciutto veniva cosparso da un impasto composto da
sale, aglio (in abbondanza), pepe ed eventualmente zenzero, ginepro
macinato e noce moscata, per un periodo di circa 20-30 giorni in modo di
permettere alla carne di assumere il sale per la conservazione e
stagionatura.
- La stagionatura, i prosciutti venivano inizialmente, nel periodo
invernale, tenuti a prosciugare nelle cucine vicino al camino, e
successivamente, nella stagione estiva, in cantina a maturare
lentamente.
La commercializzazione è sempre stata limitata, e prevalentemente la
consumazione era ad uso familiare, alcuni documenti risalenti al
Settecento, comunque, dimostrano che il prosciutto fosse conosciuto, e
apprezzato, in Inghilterra e in Germania.
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